Area Legale – Vittimologia

Cos’è la Green Criminology

La green criminology è un ambito di studio interdisciplinare che analizza i crimini ambientali e, più in generale, i danni sociali ed ecologici prodotti dalle attività umane. Il suo obiettivo non è limitarsi all’analisi di ciò che è formalmente illegale, ma interrogare anche quei comportamenti che, pur essendo legali o normalizzati, generano conseguenze gravi per persone, animali ed ecosistemi. Al centro di questa prospettiva vi è una critica alle disuguaglianze di potere che rendono alcuni danni visibili e altri tollerati, soprattutto quando a produrli sono attori con ampio potere economico e decisionale.

Una green criminology ante litteram – Dai white collar crimes all’ambiente

Le radici teoriche della green criminology possono essere rintracciate negli studi sui white collar crimes (a partire da E. Sutherland, anche se, qualche decennio prima di lui, E. Ross aveva scritto un articolo intitolato “The Criminaloid”, designando in tal modo colui che prospera con pratiche non stigmatizzate dall’opinione pubblica), che hanno messo in discussione l’idea tradizionale di criminalità come fenomeno legato esclusivamente alla marginalità sociale. Già questi studi mostravano come i danni più gravi possano essere prodotti da soggetti rispettabili e socialmente legittimati, spesso protetti dalla loro ottima reputazione e da meccanismi che riducono lo stigma e la reazione sociale. Questo sguardo critico ha aperto la strada a una riflessione sul perché alcuni comportamenti dannosi vengano criminalizzati e altri, pur altrettanto distruttivi, rimangano impuniti.

Dalla criminologia critica alla green criminology

La green criminology si sviluppa all’interno della criminologia critica, ma ne amplia i confini, configurandosi come uno spazio teorico aperto e dialogico. Essa considera l’inquinamento, la deforestazione e lo sfruttamento degli animali non come eventi isolati, ma come il risultato di relazioni di potere, interessi economici e disuguaglianze strutturali. In questo senso, i danni ambientali diventano una questione criminologica centrale, perché riflettono il modo in cui la società organizza il rapporto tra economia, politica e ambiente.

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Oltre il concetto di crimine – Danno sociale e zemiologia

Uno degli apporti fondamentali della green criminology è lo spostamento dell’attenzione dal concetto di crimine a quello di danno sociale. Molti dei danni ambientali più gravi hanno faticato a rientrare e, forse, non rientrano ancora nelle definizioni penali tradizionali, ma producono effetti profondi e duraturi sul benessere collettivo. L’approccio zemiologico (basato sul danno sociale, cioè sulle azioni che producono sugli individui o sulle comunità conseguenze negative dal punto di vista fisico, psicologico o economico) invita quindi a superare una criminologia centrata esclusivamente sul diritto penale, aprendo a una lettura più ampia delle responsabilità sociali, politiche ed economiche che stanno alla base della distruzione ambientale.

 

Legalità e danno – Malum prohibitum e malum in sé

La distinzione tra ciò che è vietato dalla legge e ciò che è intrinsecamente dannoso mette in luce i limiti delle definizioni giuridiche tradizionali. Non tutto ciò che è legale è innocuo, così come non tutto ciò che causa danni rilevanti viene criminalizzato. La green criminology utilizza questa distinzione per criticare pratiche ambientalmente distruttive che risultano socialmente accettate o economicamente giustificate, mostrando come la legalità non coincida necessariamente con la giustizia.

Green victimology – Dove sono le vittime dei disastri ambientali?

La green victimology pone l’attenzione sulle vittime dei danni ambientali, che spesso rimangono invisibili o difficili da riconoscere a livello individuale. A differenza delle vittimizzazioni dovute a crimini così detti convenzionali, quella ambientale è spesso diffusa, collettiva e ritardata nel tempo, rendendo complessa l’individuazione dei responsabili e dei nessi causali. Questo approccio amplia il concetto di vittima, includendo comunità colpite, gruppi vulnerabili e generazioni future.

Oltre l’umano – Animali ed ecosistemi come vittime

Un elemento distintivo della green criminology è la messa in discussione di una visione esclusivamente antropocentrica del danno. Animali non umani ed ecosistemi (come, ad esempio, quelli fluviali e lacustri) vengono considerati portatori di un valore intrinseco e vittime latenti di danni sistemici e istituzionalizzati. Questo sguardo apre a una riflessione sulla giustizia delle specie e sulla necessità di ripensare il rapporto tra esseri umani e ambiente naturale.